martedì , 22 gennaio 2019
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Diagnosi prenatale, inseminazione artificiale e fecondazione eterologa

villocentesiLa villocentesi è, insieme all’amniocentesi ed all’ecografia morfologica, uno specifico esame di diagnosi prenatale che viene effettuato sulla base di alcuni criteri e di alcuni fattori stabiliti dal proprio ginecologo di fiducia.

Questi strumenti di diagnosi permettono di indagare l’eventuale presenza di malformazioni al feto o di anomalie e difetti congeniti, altrimenti non verificabili. In particolare, l’ecografia morfologica offre l’opportunità di verificare una eventuale anomalia congenita, non comporta alcun rischio né per il feto né per la madre e viene effettuata intorno alla 20° settimana di gravidanza.

L’amniocentesi e la villocentesi, invece, consentono di verificare l’eventuale presenza di malformazioni al feto e di indagare un’eventuale malattia cromosomica, ovvero la trisomia 21, meglio nota come sindrome di Down.

Si comprende, quindi, l’importanza di questi due esami, che vanno eseguiti da personale specializzato anche se la villocentesi in particolare richiede di essere eseguita presso una struttura ad alto livello e da parte di personale altamente qualificato.
Il costo di questi due esami può variare a seconda del centro in cui vengono eseguiti, ma sia villocentesi che amniocentesi sono gratuiti per le donne ad alto rischio di concepire un bambino affetto da sindrome di Down, ovvero donne che hanno superato i 35 anni di età, donne che hanno concepito con fecondazione artificiale, donne che hanno già partorito figli affetti da trisomia 21 o famiglie in cui ci sono stati già dei casi di sindrome di Down.

Sia la villocentesi che l’amniocentesi verificano la presenza di malformazioni attraverso il numero e la forma dei cromosomi; si tratta di esami non troppo invasivi e non troppo rischiosi, ma che possono rappresentare per la donna un trauma fisico e psicologico notevole, nel caso in cui l’esito sia positivo.

La raccomandazione dei medici a questo proposito è di effettuare direttamente la villocentesi nel caso in cui si siano verificati casi di sindrome di Down in precedenza: questo esame, infatti, è molto più veloce dell’amniocentesi.

Diagnosi prenatale e Fecondazione eterologa

Diagnosi prenatale, fecondazione assistita e  inseminazione artificiale spesso vanno a braccetto, perché la diagnosi prenatale e i testi come villocentesi o Harmony test rivestono un’importanza non trascurabile nella procreazione assistita più comunemente chiamata inseminazione artificiale o inseminazione assistita. Ma ultimamente si fa un gran parlare di inseminazione artificiale anche per le novità legislative italiane legate a quel tipo di fecondazione artificiale fino ad ora considerato illegale nel nostro paese, ossia la fecondazione cosiddetta eterologa.
Fecondazione eterologa e fecondazione omologa: due facce della stessa medaglia, una delle quali, però, ha subito per anni controversie, dibattiti ed accese discussioni circa la sua applicabilità in Italia per motivi etici e morali.
Secondo la legge n.40, art. 4 comma 3 del 19 febbraio 2004, si applicava in Italia il divieto di fecondazione eterologa, con la punizione, stabilita nell’articolo 12 comma 1, per “chiunque a qualsiasi titolo utilizza a fini procreativi gameti di soggetti estranei alla coppia richiedente”.
Tra fecondazione eterologa e fecondazione omologa ci sono, infatti, delle differenze ben precise che riguardavano, per le leggi italiane, principalmente il concetto di etica: nel caso della fecondazione artificiale omologa, l’unione di seme ed ovulo avviene sì artificialmente, ma all’interno della coppia stessa. Ciò significa che il donatore è sempre un componente interno alla coppia, e che la fecondazione assistita è solo un metodo di “aiuto” che permette alla coppia non fertile di concepire un figlio.

Questo rimanda anche al concetto di infertilità ed a quello di sterilità: infatti, la fecondazione artificiale omologa può essere una strada da perseguire nel caso in cui la coppia sia infertile, ovvero, non abbia potuto concepire nonostante tentativi di procreazione naturale susseguitisi per almeno un anno. L’infertilità è una situazione generalmente temporanea: a causa di alcuni fattori, uno dei partner o entrambi non riescono a generare un figlio in maniera naturale, attraverso rapporti mirati e continuativi.
Il concetto di infertilità, così visto, non è quindi un concetto definitivo: ciò significa che l’infertilità può essere reversibile attraverso specifiche cure e, infine, attraverso la fecondazione omologa.
Sulla fecondazione omologa non vi sono, pertanto, problemi di ordine etico: la coppia si rivolge ad una clinica, viene seguita anche sotto il profilo psicologico, oltre che sotto quello propriamente medico, in tutte le fasi di procreazione assistita, ma il seme e l’ovulo – che vengono fatti incontrare in maniera artificiale per rendere più efficace la fecondazione – appartengono sempre alla coppia stessa.
Il caso della fecondazione eterologa – fino al 9 aprile vietata in Italia – è comunque più controverso, anche a livello psicologico: essa viene infatti utilizzata nel momento in cui l’infertilità sia non più temporanea, ma definitiva. Si parla quindi di sterilità: la coppia non può, nemmeno con adeguate cure mediche, avere dei figli perché la sterilità è definitiva. In questo caso, si procede alla fecondazione per mezzo di un ovulo o di un seme “esterni” alla coppia: i genitori biologici, pertanto, non coincidono con i genitori sociali.

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